L’ampeloterapia, ovvero: la terapia dell’uva

Dr. Med. Leonardo SALOMONE NAVARRA DELLA TORRE

Iridologo Naturopata Nutrizionista

Master di Nutrizione (istituto nazionale della nutrizione Roma)

Perfezionato in medicina biointegrata (università G. D'Annunzio Chieti)

Perfezionato in  fitoterapia clinica (università della Tuscia Viterbo)

Perfezionato in bioetica livello avanzato (università cattolica Roma) ecc.

 

Pubblicato sul mensile “Avanguardia” – Ottobre 1993

 

 

L’ampeloterapia. Questo termine prende origine dal greco “ampelos” che significa vite. Per meglio comprendere le proprietà attribuite all’uva è opportuno analizzare il suo contenuto. E’ composta da vitamina A, B1, B2 e C, lipidi, proteine, acido tartarico, zolfo, fosforo, cloro, sodio, potassio, magnesio, calcio, ferro, zinco, rame, manganese e iodio.

Da un’analisi attenta delle virtù terapeutiche dell’uva possiamo rilevare che essa è: disintossicante, depurativa del sangue, lassativa, antisettica, antiputrefattiva, energetica, rimineralizzante e, inoltre, riesce a contenere la pressione arteriosa. E’ facilmente digeribile e previene e combatte le carenze di potassio.

La terapia consiste nel disintossicare l’organismo con una dieta esclusivamente di uva. Essa ha avuto origine fin dal 1700 in alcune località dove la viticoltura era maggiormente sviluppata.

La terapia è abbastanza rigida: l’uva va consumata a digiuno passeggiando lentamente. La dose deve essere commisurata alla natura della malattia che si vuol curare e alle disfunzioni in causa: un chilogrammo per i dispeptici; due gli uremici; tre per gli stitici più persistenti.

I semi non devono essere ingeriti, mentre le bucce possono essere accuratamente masticate ed ingoiate solo in casi particolari come nella stitichezza atonica.

Per una cura cardiotonica e rigenerante, l’uva deve costituire l’unico alimento di cui nutrirsi per la durata di due o tre settimane. In questa maniera tra l’altro si evita la fermentazione intestinale che inevitabilmente si avrebbe ingerendo altri cibi.

Attenzione, però; l’ampeloterapia ha alcune controindicazioni a causa della notevole acidità. L’uva non si addice agli ulcerosi e ai gastroduodeniti, nei quali provoca una riacutizzazione della malattia soprattutto quando ne viene ingerita una notevole quantità e a digiuno.

A causa del suo contenuto di zuccheri l’uva è vietata e severamente limitata per i diabetici e per quanti hanno un elevato contenuto di trigliceridi nel sangue. Sebbene questi ultimi siano grassi neutri, il loro aumento nel sangue può essere provocato dagli zuccheri e particolarmente dal fruttosio se vengono assorbite, nelle 24 ore, un sovrappiù di calorie.

Alcuni ritengono che la cura dell’uva sia stata propagandata anche per favorire lo smaltimento della sua sovrapproduzione e per dare un incentivo a certe attività alberghiere – e tutto questo a discapito di altra frutta più ricca di vitamine e minerali. Anche se in questo può esservi una parte di verità, non bisogna sottovalutare i grandi pregi dell’uva e gli apprezzabili benefici che si ricavano da questo prodotto esaltato ed amato in tutte le sue forme fin dai primordi della civiltà.